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ALESSANDRO E ANA

Intanto c’è la difficoltà di trovar loro una definizione su misura.
Tipografi? Stampatori? Artigiani dell’era globale?
“Siamo makers – dicono loro, scegliendo la più avanzata delle formule -. Ci occupiamo dell’intero processo di produzione, dall’idea al disegno su software fino alla stampa manuale”.
Lo studio/officina di Alessandro Carissimo e Ana Kaan, nel cuore di Vienna, è una tipografia post moderna: poltrone e oggetti di modernariato, le pareti linde, mensole bianche minimaliste, barattoli di inchiostro multicolor sistemati con ordine maniacale, e tre presse antiche: una Leipzig Phoenix1 della fine dell’Ottocento, e due più recenti, degli Anni Cinquanta, appena arrivate dalla Germania e dalla Svizzera.
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Paola
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SILVESTRO SILVESTORI

Quanto italiani siamo, noi italiani?

Viene da chiederselo sentendo parlare Silvestro Silvestori, cuoco-gastronomo americano di Detroit con radici italiane. In Puglia, a Lecce, dove dodici anni fa ha deciso di andare a vivere, ha fondato “The awaiting table” (c’è un tavolo che aspetta, è già il nome contiene la magia di un rito), scuola di cucina che si rifà alla tradizione mediterranea e che il magazine americano Food & Wine ha inserito tra le cinque migliori scuole di cucina d’Italia.
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Paola
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VALERIO PICCOLO

Ma è ancora possibile la poesia? “Sì, oggi più che mai”. E qual è il suo valore? “Un valore che definirei “classico”. Voglio due versi da portare con me ogni giorno, nella mia quotidianità, per attingervi nel momento del bisogno, quando il mondo ti schiaccia in una grigia velocità, e tu fermi tutto ammorbidendo gli spigoli, e facendo tornare un po’ di sole”.
Valerio Piccolo, chitarrista cantautore, italiano che vive di musica a New York, nonché traduttore ufficiale della folksinger americana Suzanne Vega, sta facendo della musica territorio d’incursione poetica. O potrebbe anche valere il contrario: la poesia, genere snobbato, dimenticato, di nicchia nella migliore delle ipotesi, è diventata materia di pratica musicale, componente primaria della sua musica.
Prosa e note sono alla base di Poetry, il suo nuovo disco, traduzione in musica di poesie scritte per lui da grandi autori americani. E “be poetry”, è diventato il suo slogan. continua…

Paola
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GIULIA E COSTANZA

Per raccontare quanto sono diverse, ricorrono alla musica: Costanza è una partitura di Chopin, Giulia un pezzo a caso dei Rolling Stones.
A conferma che dagli opposti nasce l’armonia, dalle loro idee è nata una produzione di gioielli fatti a mano, e un brand – Co.Ro.Studio – che ha solo due anni ma già si sta facendo notare.
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Paola
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JOLANDA DE NOLA

Versa l’olio in un calice da vino, la degustazione è cosa serissima. E giacché ci siamo, sgombriamo subito il campo dagli equivoci: l’olio va assaggiato puro, sul pane lo si mistifica. “Quando ho cominciato ad assaggiare gli olii, per me si è spalancato un universo – dice – Imparare a riconoscere i sapori ha significato capire che non è un semplice ingrediente come più comunemente si pensa, ma un elemento fondamentale capace di raccontare un territorio”.
Jolanda De Nola sa di cosa parla. L’olio che produce racconta la Puglia, meglio: il Salento. E quella contrada, Tenuta Bianco, che da Ugento si allunga dritta verso il mare, feconda di ulivi secolari dalle varietà autoctone, che danno un olio dal profumo e dal gusto non replicabili.
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Paola
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#diamociunamossa

…oggi questa è la mia.

Paola
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Making Of - Polaroid Finale

MAKING OF

Et voilà, ecco il dietro le quinte di Being Italian!
Franz e io a lavoro (il bello di vivere dove c’è il sole tutto l’anno, è poter lavorare all’aperto anche in inverno).
Di solito le nostre sono sessioni da fine settimana, e inglobano ogni altro pezzo di esistenza: gatti, chitarre, bambini (qui non rappresentati)…
Being Italian è nato e continua a elaborare le sue idee in un contesto di divertimento prima, di lavoro poi. *

* (il bravo chitarrista – oltre che anima tecnologica del blog – è Franz, non io)

special thanks to:
Nino (fotografo per l’occasione)

soundtrack consigliata
Une Année Sans Lumière

Paola
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le parole giuste

A dire la verità, la parola arte, usata e strausata, non mi piace per niente.
Sa troppo di Ottocento, e ormai serve soltanto a spiegarsi in fretta. Serve per dire tutto in fretta, per dire che c’è l’arte dovunque, come la creatività che c’è dovunque.
Anche nel disegno delle mutande, dell’intimo c’è la creatività, cioè l’arte.
Io penso che la parola arte, cioè l’arte, bella parola come lo zucchero da mettere su tutto quello che è amaro, riguardi soltanto la pittura e la scultura, oggetti che si vendono nelle gallerie o nelle aste, mentre esclude l’architettura e le cosiddette arti decorative, o minori.
[…] Quando trovo l’arte sono trascinato lontano da me, mi polverizzo in molecole sconosciute, finisco in uno spazio misterioso al di là di tutto.
[…] Mi piacerebbe che anche il disegno delle mutande si chiamasse disegno delle mutande e non arte. Ho sempre pensato che sia meglio usare le parole giuste, così si sa meglio che cosa si sta facendo.

ETTORE SOTTSASS – Scritto di notte

Paola
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Francesco Carofiglio sottoluce

FRANCESCO CAROFIGLIO

“I sapori e gli odori trascinano i ricordi”, dice Francesco Carofiglio. “Le parole, a volte, riescono a tenerli in piedi. E poi ci sono i suoni, che a volte stanno nel mezzo”.
E’ in equilibrio tra cibo e parole, ricette e libri l’intervista che segue.
L’occasione è data da La casa nel bosco – appena uscito per Rizzoli – il libro che Francesco ha scritto a quattro mani con suo fratello Gianrico. Un memoir gastronomico-sentimentale.
Perché il frigo e la libreria sono i posti che più dicono di te. E nella vita si sente sempre il bisogno di far provvista di qualcosa.
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Paola
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lavori in corso

Quarto giorno di primavera. Situazione meteo moderatamente autunnale.
Stato di Being Italian in fieri.
continua…

Paola
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