CHIARA PERGOLESI

CHIARA

Un contratto a tempo indeterminato e una carriera avviata come project manager all’interno di una grande distribuzione cinematografica. Sei anni nel cinema, dopo una laurea e un master a pieni voti. Poi, complice l’amore, variante fondamentale per determinare cambiamenti di vita e di professione, Chiara Pergolesi ha cambiato città e ha deciso di mettersi in proprio: ha messo in gioco le sue competenze per realizzare un progetto che sognava da anni.
Oggi è a capo di Altelier, portale indipendente nato per dare spazio a giovani talenti che vogliano condividere la loro sperimentazione nel design, nella fotografia e nella scrittura. “L’obiettivo è far conoscere quell’universo di creazioni, sartoriali e manuali, frutto di studio e ricerca stilistica, che non hanno in Italia la giusta visibilità”, dice.

La nascita di sua figlia Bianca, due anni e mezzo fa, è stata potente leva nel determinare la svolta professionale di Chiara. “Sono stata inaspettatamente travolta dalla cicogna – racconta – evento che ha causato il mio trasferimento da Roma a Milano per raggiungere il mio compagno, e la decisione di dedicarmi a un progetto personale che mi permettesse sia di seguire la bambina ritagliandomi in maniera personale il tempo, sia di dedicarmi a un progetto personale che coniugava alcune delle mie grandi passioni”.
Una di queste è la moda. “Settore molto difficile – dice – in cui la maggior parte della comunicazione si divide tra fast fashion e brand di lusso, per chiari motivi di disponibilità economica. E invece, c’è tutta una meravigliosa terra di mezzo in cui la cura e il design arrivano a livelli altissimi”.

Barbara Guidi, designer

Barbara Guidi, designer

Il suo lavoro è portarla alla luce questa terra mediana, che esprime tutta la creatività e il saper fare italiani. Chiara è una cacciatrice infaticabile di talenti artigiani. Ma come fai a trovarli? “Partecipo a tutte le fiere, tutti i mercatini e faccio una ricerca accurata attraverso il web. Molto spesso questi designer non hanno il tempo, la struttura e le capacità per gestire un sito di vendita… Hanno difficoltà a vendere, annaspano a causa delle imposizioni fiscali. Ma c’è una passione fortissima dietro quello che fanno, un modello di lavoro che dovrebbe essere d’esempio: difendono la qualità e sono totalmente slegati dalle dinamiche dell’apparire, che invece in questo settore predominano”.
In questo modo Chiara è riuscita a trovare artigiani eccellenti che fanno un lavoro di ricerca molto interessante: “MyriamB, ad esempio, che ha il suo atelier aspecifico nella ex sede storica del pastificio Cerere a Roma; Barbara Guidi, che lavora con molto estro su headpiece, e alcune designer sconosciute che fanno lavori incredibili con materiali di recupero, come Camilla Pietropaoli”.

una collana di Camilla Pietropaoli

una collana di Camilla Pietropaoli

I siti di e-commerce che promuovono produzioni handmade oggi sono tanti, “ma sono delle specie di contenitori in cui chiunque può infilare più o meno quello che gli pare – dice Chiara – e quindi c’è un fortissima dispersione a discapito di tutti. Io ho cercato di lavorare molto dal punto di vista fotografico, e ho valorizzato anche la scrittura attraverso la collaborazione con alcune ragazze della Scuola Holden che hanno creato una storia quasi vera, ispirata ad alcune creazioni presenti sul sito”.

Raffaella Spampanato, designer

Raffaella Spampanato, designer

Ti manca il tuo lavoro nel cinema, ogni tanto? “La mia passione per il cinema l’ho portata all’interno di Altelier, con un progetto di produzione video che partirà presto. Quindi direi di no… Da neo imprenditrice però, non posso fare a meno di pensare a quanto sia agiata la realtà di chi ha un lavoro dipendente, come io l’avevo prima. Per chi sceglie l’autoimpiego, invece, è una lotta quotidiana…
Nello stesso tempo però ho scoperto una solidarietà che prima ignoravo. Il mio progetto è stato sviluppato a budget quasi zero, grazie ad amici e sconosciuti, tra art, copy, fotografi, scrittori e social consultant che si sono prodigati nel darmi aiuto. Ho conosciuto un’Italia completamente diversa da quella che descrivono, in cui giovani professionisti creano una rete solidale e mettono la loro esperienza a servizio di un’idea”.

Paolamosc

24 commenti su “CHIARA

  1. Vittorio

    ma l’amore – non quello specifico della protagonista, ma l’amore in assoluto – li vale poi così tanti sacrifici?

     
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  2. Loredana

    l’idea è molto buona, e lo dice una che da quindici anni lavora nel settore dell’artigianato e delle attività produttive. Potrebbe diventare una sorta di yoox.com di brand sconosciuti e artigianali. Ma quello di cui c’è bisogno prima è una riforma fiscale, altrimenti qui non se ne esce.

     
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  3. robertof

    chi lavora difendendo la qualità è tra quei pochi che hanno la possibilità di resistere in questo dannatissimo momento storico.

     
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  4. Cri

    sincera? io non avrei MAI lasciato un lavoro certo per un’attività rischiosa.
    Questo però non m’impedisce di esprimere ammirazione per chi lo fa.

     
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  5. Luigi

    non conosco la persona di cui si parla, ma mi sono fatto un’idea: se ha lavorato come project manager (ogni tanto si potrebbe fare lo sforzo di spiegare che significano questi termini stranieri) in un mondo di squali come quello del cinema (e qui parlo non per sentito dire), allora dovrebbe avere non solo la stoffa per fare un lavoro di promozione come questo, ma anche una bella corazzetta d’acciaio, il che non guasta.

     
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  6. Mariof

    Fare il project manager a quei livelli ti prepara a diventare una macchina da guerra sul lavoro. Quello che sembra coraggio in questa storia, forse è solo consapevolezza e fiducia nelle proprie capacità.

     
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  7. Emanuela

    Io non avrei mai fatto il cambio, nemmeno in nome di una famiglia che nasce.
    Sono cinica? Non ho figli, forse non capisco.

     
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  8. tony

    è un’operazione utile, dal valore sociale prima ancora che economico. Scovare e promuovere gli artigiani e il valore aggiunto del loro lavoro, che è la qualità e l’eccellenza, rende un servizio a questo paese. Sono loro il vero paese reale.

     
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  9. Antonia

    la stoffa si intuisce dall’idea concreta che sta alla base dell’attività: cacciatrice di talenti artigiani, mica di pierre e fuffa, ragazzi. Qua l’obiettivo è la sostanza, e scusate se è poco.

     
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  10. lupodimare

    la storia romantica mi sa che è un inganno. Lei invece sembra una molto tosta. Se non lo fosse stata, si sarebbe riciclata in organizzatrice di eventi o in un’altra professione inutile: con l’esperienza da project manager, avrebbe fatto fuori tutti.
    Invece si misura su un terreno accidentato.
    complimenti.

     
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  11. Francesco

    immagino cosa potrebbe succedere se un’operazione di questo tipo venisse fatta su larga scala e con mezzi integrati, magari proprio ad opera dei grandi imprenditori, quelli che in teoria si professano paladini dell’artigianato e delle eccellenze italiane, nella pratica dislocano le produzioni all’estero, Della Valle in testa.

     
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  12. paolap

    cambiare lavoro e inseguire la realizzazione di un progetto in proprio vuol dire privilegio prima di tutto: e cioè non avere la necessità di lavorare per pagare l’affitto.

     
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  13. roby

    operazioni come queste, validissime, hanno bisogno però di un percorso pubblico, amministrativo, governativo che vada di pari passo, altrimenti servono a poco. Nelle riforme che ci saranno se ci saranno, l’alleggerimento del carico fiscale per gli artigiani è una priorità, il made in italy muore diversamente, le micro imprese chiudono, le eccellenze saranno eccellenze sprecate, l’ennesimo spreco di un paese che non tutela ciò che di buono ha.
    Detto questo, io a imprenditori come Chiara Pergolesi farei un monumento.

     
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  14. Chiara

    Grazie a tutti per i bellissimi commenti.

    “Grazie” è la parola che pronuncio e scrivo più spesso ultimamente. Sono stupita dal supporto e dalla fiducia che circondano me e Altelier.
    Se è vero che serve molta incoscienza per intraprendere un percorso del genere, è anche vero che da sola non ce la fai.
    Allora grazie a chi ogni giorno crede in me e in questa idea e mi sta aiutando a concretizzarla, mettendomi a disposizione le sue competenze. Un grazie particolare a Giulia Piccioni e a Simona Palese che collaborano con me nella ricerca e nella comunicazione, senza ricevere al momento nulla in cambio se non l’adrenalina e la passione che questo lavoro ci restituisce.

    Grazie a chi mi sta aiutando ad individuare canali di finanziamento e a chi, in questi giorni, mi sta convincendo che Altelier potrebbe essere un progetto da crowdfounding perché può restituire qualcosa di importante alle produzioni di qualità di questo nostro Paese.
    E grazie ai tantissimi che stanno raccontando questa storia, con garbo e cura, come hai fatto tu Paola.
    Spero di aggiornarvi presto su importanti novità!

     
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  15. Loredana

    Cara Chiara, non ti conosco ma mi piaci.
    Mi piace chi, nel calcolo dei profitti, mette insieme il guadagno economico e il carico dei sentimenti…
    in bocca al lupo!

     
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  16. rossana

    adoro le persone che rischiano, si mettono in gioco e soprattutto che riescono a creare una rete professionale e solidale di donne.

     
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  17. Francis

    fra i privilegi della manager e le incertezze dell’imprenditrice, vince la soddisfazione di fare un lavoro che appassiona.

     
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