Francesco Carofiglio sottoluce

FRANCESCO CAROFIGLIO

“I sapori e gli odori trascinano i ricordi”, dice Francesco Carofiglio. “Le parole, a volte, riescono a tenerli in piedi. E poi ci sono i suoni, che a volte stanno nel mezzo”.
E’ in equilibrio tra cibo e parole, ricette e libri l’intervista che segue.
L’occasione è data da La casa nel bosco – appena uscito per Rizzoli – il libro che Francesco ha scritto a quattro mani con suo fratello Gianrico. Un memoir gastronomico-sentimentale.
Perché il frigo e la libreria sono i posti che più dicono di te. E nella vita si sente sempre il bisogno di far provvista di qualcosa.

Il tuo primo scritto.
“Ho scritto poesie su un’agenda, ingenue, avevo vent’anni ed ero innamorato di una ragazza pericolosa. Non so che fine abbia fatto quell’agenda. E anche quella ragazza”.

Hai mai più scritto per una donna?
“Per il teatro, sì. E poi ho scritto molte lettere, come tutti credo. Alcune non le ho mai spedite. E comunque le lettere restano per me”.

Il tuo ultimo libro.
La casa nel bosco, per Rizzoli, insieme con mio fratello Gianrico. Wok, per Piemme, è il romanzo che lo ha preceduto. Ora ne sto scrivendo un altro”.

Il tuo primo ricordo legato a un cibo.
“Latte, a grandi sorsate. Da bambino ne bevevo, placidamente, quantitativi imbarazzanti. In realtà la cosa è andata avanti fino ai tempi dell’università. E la marmellata di amarene, ne vado pazzo anche adesso”.

Il tuo primo ricordo legato a un libro.
“Un’illustrazione che mi faceva paura e mi attraeva irresistibilmente. Il libro era Pinocchio. Era una rara edizione della fiaba illustrata da Alberto Longoni, il libro era alto quasi quanto me”.

Il libro della vita.
“Ho libri. Ci sono libri per ogni stagione. Quindi ne dico solo alcuni, come vengono: Le avventure di Oliver Twist, ovviamente di Dickens; Padre Sergij di Tolstoj; Colazione da Tiffany di Truman Capote”

Il piatto della vita.
“La pizza di patate fatta da mia madre. Nessun dubbio”.

Hai anche imparato a farla?
“No, e nessuno riesce a farla uguale. C’è un ingrediente segreto, come per la Coca Cola”.

La tua dispensa.
“Mi prendono in giro per questo. Pasta integrale, verdura, frutta, legumi, marmellate, miele, biscotti, cioccolato fondente. Niente insaccati. Lo so, è poco sexy, ma non mangio carne”.

La tua libreria.
“Diffusa. In tutte le stanze della casa. Ci sono librerie tradizionali, scaffali che corrono bassi, lungo tutto il perimetro dello studio. Oppure delle installazioni di libri impilati in equilibrio precario”.

COVER Carofiglio. La casa nel boscoA tavola oggi, che piatto c’è?
“Riso basmati  e filetto di cernia con crema di avocado. Sembra una cosa complicata, ma è semplicissimo. E squisito”

E sul comodino, quali libri?
“Quello che capita. Adesso Calvino Gli amori difficili, Inoue Yasushi Ricordi di mia madre e un fumetto della DC Comics”.

Scrivere è una questione di…?
“Tempo”.

Ci vuole talento a…?
“Dipingere la Notte stellata. Per intenderci quella di Van Gogh, al Museum of Modern Art di New York”.

Quando un romanzo è ben riuscito?
“Quando sono felice di leggerlo. Ma proprio felice. Al di là del mio gusto personale, non esistono regole, direi, se non un principio etico, di fondo: chi scrive non deve mai ingannare il lettore”.

Nella vita bisogna far provvista di…?
“Futuro”.

E’ bello tenersi in bilico tra…?
“Quello che ami, e il resto. In generale il concetto di tenersi in bilico mi è caro, quando scrivo. Mi piace che le storie si muovano sempre lungo un crinale pericoloso”.

La tua è una scrittura di sensi o d’intelletto?
“Non lo so. Mi piace scrivere quello che vedo e vedere quello che scrivo. Ma accade anche, e forse mi contraddico, che io scriva di cose che non ho mai visto”.

Ci metti più occhi o più orecchi?
“Entrambi, direi. Ma anche mani, naso, bocca. In genere, da lettore, amo gli scrittori in grado di sollecitare i sensi”.

Più pianta dei piedi o più palmo delle mani?
“Mani. Ma mi dicono che pianta dei piedi sarebbe decisamente più zen. Per quella vecchia faccenda di essere ben ancorato alla terra. Mettiamola così: da piccolo sapevo camminare sulle mani, forse questo significherà qualcosa”.

Ci vuole un cuore caldo o freddo per scrivere?
“Mani, calde. E a volte sangue freddo. E sta a chi legge cercare il germe di una  citazione in questa risposta apparentemente sbrigativa”.

Cosa metti in una pagina?
“Parole, quelle giuste se è possibile, e anche un suono. Mi piace leggere ad alta voce, mi piacciono le scritture che suonano. Da lettore, prima che da scrittore”.

Hai mai tenuto un diario?
“No. Ma ho sempre disegnato, ovunque. Sui quaderni, sugli scontrini, sui biglietti ferroviari, sulle tovagliette dei ristoranti. Il mio diario, se vogliamo chiamarlo così, è sparpagliato per il mondo”.

La letteratura esiste per…?
“Leggere? Provando ad essere più serio mi piace citare Fitzgerald: fare della buona letteratura è come nuotare sott’acqua trattenendo il fiato”.

Tutto quanto fugge via tranne…?
“L’ultima risposta sbagliata”.

Paolamosc

26 commenti su “FRANCESCO CAROFIGLIO

  1. Cri

    posso?
    La più bella intervista a Francesco Carofiglio che abbia letto finora.
    Risposte d’autore a domande dieci e lode.

     
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  2. Vittorio

    una bel botta e risposta, complimenti. Molto piacevole.

    ps. concordo su Colazione da Tiffany di Truman Capote. Gran bel libro. Svilito, secondo me, da quella sia pur mitica trasposizione cinematografica.

     
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  3. robertof

    mi fu regalato Cacciatori nelle tenebre qualche tempo fa, che non è un romanzo ma credo sia stato il loro primo esperimento a quattro mani. Ora questo memoir m’intriga.

    ps bellissima intervista.

     
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  4. carlo t.

    bravi tutti e due, ma due penne diverse i Carofiglio.
    Francesco molto mani e cuore, l’altro più raziocinio, mi sembra.

     
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  5. alessandra

    sto leggendo l’ultimo libro, quello a quattro mani. non è un libro trasportante, è un po’ pensato a tavolino.
    questa intervista invece è fantastica.

     
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  6. Maria Francesca

    la potenza evocativa di un odore o di un sapore è molto forte, è vero.
    basta l’accenno di un profumo a volte per trascinarti indietro in una vita già passata.

     
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  7. Sergio

    un po’ azzardata questa cosa del 4 mani, due scritture troppo diverse.
    Comunque ce l’ho, lo leggo in questo fine settimana e poi vi saprò dire.
    buon w-end.

     
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