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JOLANDA DE NOLA

Versa l’olio in un calice da vino, la degustazione è cosa serissima. E giacché ci siamo, sgombriamo subito il campo dagli equivoci: l’olio va assaggiato puro, sul pane lo si mistifica. “Quando ho cominciato ad assaggiare gli olii, per me si è spalancato un universo – dice – Imparare a riconoscere i sapori ha significato capire che non è un semplice ingrediente come più comunemente si pensa, ma un elemento fondamentale capace di raccontare un territorio”.
Jolanda De Nola sa di cosa parla. L’olio che produce racconta la Puglia, meglio: il Salento. E quella contrada, Tenuta Bianco, che da Ugento si allunga dritta verso il mare, feconda di ulivi secolari dalle varietà autoctone, che danno un olio dal profumo e dal gusto non replicabili.

A trentacinque anni, guida una realtà imprenditoriale tra le più interessanti e innovative in Puglia. Ma il suo olio pregiato, che è frutto di una terra fertile, messa a coltura con tecniche biologiche, è anche il prodotto della sua tenacia. Dopo tredici anni a Milano, laurea in Relazioni pubbliche e Marketing, specializzazione in Trade Marketing e contratto in un’azienda internazionale di distribuzione di frozen food, ha deciso di tornare in Puglia, rilevare e riqualificare l’uliveto dei nonni e coltivare la terra.
Ripensamenti? “Mai. Scoramento sì, spesso”.
E racconta: “Mi ero appena laureata quando mio padre mi disse che una cugina vendeva un pezzo di terra con all’interno il trullo dove vivevano i bisnonni di mia madre. E’ stato il mio regalo di laurea. Mi sono comperata quel pezzo di terra e da lì, l’idea di tornare ha cominciato a farsi sempre più insistente. Tranne mio padre, che segretamente mi spalleggiava, i nonni e mia madre la consideravano un’idea folle. Tornare? Per lavorare la terra? Ma sei matta! La terra ha sempre significato sfruttamento, fatica… Fatica è ancora oggi, ma c’è una soddisfazione in più: produciamo qualcosa di buono, pulito e giusto. Il nostro è un prodotto slow food, abbiamo imparato a ottenere il meglio dalle nostre varietà… e poi abbiamo un nostro marchio, mentre prima, l’olio prodotto dai nonni non veniva imbottigliato”. Produrre “buono pulito e giusto” è diventato una specie di motto, un principio da cui non discostarsi; ed è anche la motivazione forte che l’ha spinta a tornare: “Sapevo che il mio lavoro aveva nulla a che fare con i principi di un’alimentazione sana né con le regole della tutela del mondo del lavoro”.
Jole1Allinea sul tavolo le lattine di olio mignon, dipinte nei colori del sole. Sembrano piccoli oggetti di design. “Anche queste, le sento un po’ come figlie”, sorride.
La sua scommessa è stata anche un grande patto di sorellanza: “Con mia sorella Paola, tre anni più piccola di me e, come me a Milano, sapevamo che saremmo tornate a casa per occuparci di qualcosa di nostro, per scommettere sulla terra dalla quale veniamo, per farla conoscere e raccontarla nel modo giusto, anche attraverso ciò che di buono sa produrre”.
Oggi sono l’anima e il motore dell’azienda: Jolanda è la manager, Paola predilige gli aspetti più pratici. Di un’attività improntata alla tradizione (“l’età media degli olivicoltori in Puglia è settant’anni”, dicono), hanno fatto terreno d’innovazione. Jolanda ha seguito corsi di formazione sulle tecniche di potatura e allevamento degli ulivi per arrivare a produrre la migliore qualità possibile, è diventata sommelier professionista e continua ad aggiornarsi; attività in cui ha coinvolto anche suo padre, artigiano di professione votato all’azienda per passione.
“La diffidenza l’ho sentita – racconta Jolanda – specie agli inizi, all’interno delle associazioni e da parte di chi fa questo mestiere da sempre. Ma che vuoi fare, tu?, mi dicevano. Perché non ti trovi un marito che ti campa?”. E invece la terra è la sua soddisfazione. “Quando sono in campagna tra gli ulivi provo felicità vera”.
Oggi il suo olio è apprezzato in Europa ed è da poco arrivato anche negli Stati Uniti. “Capita che gli amici mandino foto e messaggi su whattsapp: c’è il tuo olio nel negozio tal dei tali a Parigi, o nella gastronomia di New York… non è possibile!!!, mi scrivono. Come, non è possibile? Mi offendete! – ride – Per arrivare a questo, mi sono fatta un mazzo così… scusa l’espressione, si può dire?”.
No, e nemmeno scrivere. Ma rende l’idea.

Paolamosc

17 commenti su “JOLANDA DE NOLA

  1. Vittorio

    i grandi editorialisti, prima di fare le loro logore analisi sul Sud, dovrebbero farsi un giro nel Salento e dintorni…

     
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  2. lupodimare

    Leggendo questo articolo, mi verrebbe da dire che una rondine non fa primavera, in realta’ e’ un’esperienza emblematica perche’ riguarda un pezzo d’Italia che sta cambiando, e’ gia’ cambiato moltissim, e se ha problemi sono non più ne’ meno i problemi del resto del paese.

     
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  3. Daniela V.

    quello di Severgnini è un articolo recente ma che potrebbe essere datato anche cinque, dieci anni fa…i pregiudizi e i luoghi comuni, specie quando si parla di Sud, sono difficili da sradicare.

     
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  4. Dario

    penso sia un modo di raccontare il sud alla vecchia maniera. Quello che dice severgnini è condivisibile in larga parte, ma è anche vero che il sud italia, e alcuni pezzi di sud in particolare, sono in assoluto la parte del paese che ha ancora qualcosa di nuovo da proporre.

     
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  5. Cri

    tenace, come la terra da cui proviene…
    La Puglia appartiene a quel tipo di sud che ha tante cose da dire.
    Il problema è che chi dovrebbe raccontarle, nemmeno le sa.
    I resonconti sul sud si fermano a napoli.

     
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  6. Tony

    E’ l’esempio di un Paese, o di un pezzo di Paese, che ha smesso di scimmiottare altri modelli e riparte dalla propria identita’ scommettendo sulla qualita’ e sulla professionalita’. Auguri a Jolanda e a chi, come lei, sta contribuendo con efficacia a un nuovo modello di sviluppo.

     
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  7. Jolanda

    grazie per gli augury Tony, mi servono davvero, e grazie a Claudia, a Paola che mi ha voluta incontrare e ha avuto la pazienza di acoltarmi per ore…grazie a tutti tutti perchè tutto questo mi incoraggia ad andare avanti, a continuare sulla mia strada…difficile ma bellissima! venite con me la mattina presto all’alba a ottobre a raccogliere le olive..sentirete che quel profumo vi entra nelle ossa e vi farà sentire parte di un tutto, di una terra, di un mondo. Ragazzi crediamoci!

     
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    1. Paola

      ciao Jolanda, è stato bello sapere di te e ascoltarti, e poi ci siamo anche molto divertite durante quell’intervista…
      Così come è bello sapere che sempre più giovani ci credono, che c’è una “emigrazione di ritorno”, che ci sono cose che stanno rinascendo e reinventandosi grazie a chi, come te, investe la sua passione e la sua professionalità in Italia, e in un pezzo d’Italia da dove, fino a qualche anno fa, non si faceva che andare via.
      Se chi scrive per mestiere può avere un ruolo, è quello di raccontare tutto questo. Abbiamo bisogno di nuovi racconti.

      ps. io a ottobre ci vengo, promesso.

       
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