Ritratto Matteo-051

MATTEO ORIANI

Di lui dice: “Amo disegnare archi di curve sulla neve e preparare cibi appetitosi in cucina”. La cosa che gli riesce meglio però è fotografare.
Matteo Oriani interpreta il tempo attraverso gli oggetti. Di tutti i tipi e misure: dai diamanti alle scarpe alle case. La sua macchina fotografica racconta la vita in immagini, e la racconta meravigliosamente bene.
Da vent’anni il suo nome è inseparabile da quello di Raffaele Origone. Insieme formano una sorta di Odd Couple, la strana coppia della fotografia italiana (OrianiOrigone)
“Abbiamo iniziato a lavorare insieme perché in due potevamo mettere insieme un’attrezzatura fotografica decente – dicono – Abbiamo unito due cervelli, ma anche due luci, due obbiettivi e due apparecchi fotografici. La prima foto commissionata, un paio di scarpe, finì, chissà come, pubblicata su un importante annuario internazionale”. E ancora: “Nel nostro studio sui Navigli a Milano, abbiamo accolto il progresso per poter ammaestrare la tecnologia digitale con l’ingegnosità di chi ha conosciuto i meccanismi aleatori dell’era della pellicola. Oggi, la nostra lunga esperienza, ci permette di usare l’improvvisazione come metodologia scientifica”.
Cosa resterà degli Anni Duemila? Le loro foto, senza dubbio.

E ora la parola a Matteo!

La tua prima foto?
“Non parlerei di prima foto, ma di prima serie di foto. Sono fotografie a contatto realizzate in camera oscura. Avevo tredici anni e avevo comprato un ingranditore Durst usato per 17.000 lire, ma non avevo una fotocamera”.

L’ultima?
“La collezione accessori di Moschino per le proposte elaborate per il catalogo della stagione autunno/inverno 2014/15”.

Quella ancora da scattare?
“La collezione accessori di Moschino per la stagione primavera/estate 2015”.

Fotografi preferiti?
“Irving Penn, Richard Avedon, Ansel Adams, Ugo Mulas, Oliviero Toscani e Giacomelli. Oggi seguo con ammirazione Andreas Gursky. Mi affascina non poco Bela Borsodi, un collega austriaco con una fervida immaginazione”.

Soggetto preferito?
“Tutti gli oggetti che mi parlano”.

Cosa ci metti nelle tue foto?
“Un piccolo pezzo di me, manualità, esperienza e curiosità”.

Quando non puoi fare a meno di fotografare?
“Quando me lo chiede un cliente”.

Una foto che esprima lo spirito di questo tempo: cosa e come?
“Mi vengono in mente le fotografie di Andreas Gursky. La realtà che non esiste. Rappresentare una realtà immaginaria”.

Fotografare è una questione di…?
“Necessità. Chi per impeto creativo chi per guadagnarsi lo stipendio. L’ottimale è un equilibrio tra le due cose”.

Ci vuole talento a…?
“Capire lo spirito di ciò che si fotografa. Nel mio caso gli oggetti. Bisogna entrare in empatia”.

Quando una foto è ben riuscita?
“Quando il cliente è contento e paga volentieri. Quando gli oggetti che hai fotografato vendono bene”.

La fotografia è una forma d’arte?
“Quella che faccio io no di certo: è fotografia commerciale. C’è una differenza tra essere un fotografo e fare il fotografo. Io faccio il fotografo”.

contatti matteo4_small contatti matteo2_small
(Le prime foto di Matteo Oriani)

contatti matteo1_small

Dove si studia per diventare fotografi professionisti?
“In Italia non esistono scuole professionali di alto livello che ti preparino al lavoro. Meglio fare il ragazzo/la ragazza di bottega. Io ho avuto l’immensa fortuna di fare l’assistente per 5/6 anni per Giovanni Gastel all’inizio degli anni ’80. Una eccezionale ed impagabile scuola professionale e di vita”.

Come si diventa bravi fotografi?
“Lavorando tanto ogni giorno. Fare il fotografo è un lavoro. E poi essere curiosi e voler imparare sempre qualcosa di nuovo”.

Più estro o più tecnica?
“La fotografia è uno strumento che serve a comunicare, come un linguaggio. Una volta imparata la grammatica si può diventare un buon oratore, un poeta, un romanziere, mettendo la tecnica al servizio del proprio estro. La tecnica la può imparare chiunque sui libri. Bisogna imparare la tecnica talmente bene da metterla da parte e non pensarci più, deve essere un semplice strumento al tuo servizio per raccontare ciò che si vuole”.

Foto spontanea o cerebrale?
“Bisogna pensare molto, progettare e poi usare l’esperienza per metterci una buona dose di spontaneità o, per meglio dire, di improvvisazione”.

Digitale o manuale?
“Oggi solo ed esclusivamente digitale. I tempi sono diventati strettissimi”.

Photoshop o foto senza-ritocco?
“Le foto sono sempre state ritoccate. Adesso con Photoshop, ma prima si interveniva in camera oscura, con l’aerografo e il pennello. Si usavano metodi di sviluppo e stampa speciali per ottenere risultati inaspettati. Una volta ritagliavo Polaroid 20×25 e facevo collage con la Spray Mount. Adesso uso il computer per fare la stessa cosa”.

Bianco e nero o colore?
“Solo colore, oggi. Buffo, il nostro successo professionale arrivò con interi servizi redazionali in b/n per Vogue Pelle. Scattavamo negativi 20×25”.

L’uso spinto di Instagram sostituisce o riabilita i fotografi?
“Un fotografo è chi vende le proprie foto e ci campa. Instagram è un buon mezzo di comunicazione attraverso le immagini. Un modo divertente per dire: io sono qui e sto facendo questo e quello. Io non uso Instagram, mi basta che io sappia dove sono io e cosa sto facendo”.

Neanche un selfie?
“L’autoritratto è una cosa maledettamente seria. Se faccio foto di me stesso, le faccio solo per me stesso”. *

(* ha fatto eccezione per la foto ritratto di Being Italian)

Paolamosc

38 commenti su “MATTEO ORIANI

  1. francesco

    …allievo di Giovanni Gastel, uno dei più grandi fotografi italiani nonché nipote del regista Luchino Visconti.
    Pedigree di tutto rispetto.

     
    Rispondi
  2. ladygaga

    quando – e se – riesco ad andare oltre la foto e a leggere anche l’intervista, torno e commento.
    per ora sto ipnotizzata.

     
    Rispondi
  3. Dario

    “C’è una differenza tra essere un fotografo e fare il fotografo. Io faccio il fotografo”.

    La modestia è il migliore dei talenti. Complimenti Matteo!

     
    Rispondi
  4. Luigi

    anche se con un’anima commerciale, le foto possono essere un’espressione artistica.
    Quelle di Oriani-Origone lo sono.

     
    Rispondi
  5. carlo t.

    la sua modestia dovrebbe essere d’insegnamento ai tanti che non sono e che non sanno fare, ma credono di.

     
    Rispondi
  6. Annalaura

    le foto Oriani-Origone sono espressione di una pop art contemporanea….
    azzardo: rappresentano oggetti feticcio, i barattoli Campbell’s del XXI sec.
    Io preferisco mille volte i loro lavori alla realtà immaginaria di Gursky!

     
    Rispondi
  7. antonio

    in Italia ce n’è parecchi di fotografi di still life, e anche bravi.
    Condivido la scelta di Matteo Oriani, insieme a Raffaele Origone sanno distinguersi.

     
    Rispondi
  8. Angela

    Caro Matteo, fotografare oggetti inanimati è la cosa più difficile per un fotografo.
    Te lo dice un’addetta ai lavori.
    Per entrare in empatia, non solo, per renderli oggetti di racconto del costume e del gusto di un’epoca, ci vuole mestiere e talento.
    Apprezzo chi, come te, fa bene il suo lavoro e non se la tira per niente.

     
    Rispondi
  9. giuseppe

    bella intervista, ma prendo le distanze sia dalla realtà immaginaria di Gursky che da quella erotico-trash di Bela Borsodi.

     
    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>