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ISPIRAZIONI DI PRIMAVERA

— Ebbene, avevo appena finito di cantare la prima strofa, — disse il Cappellaio — quando la Regina proruppe infuriata: — Sta assassinando il tempo! Tagliategli la testa!
— Feroce! — esclamò Alice.
— E d’allora — continuò melanconicamente il Cappellaio — il tempo non fa più nulla di quel che io voglio! Segna sempre le sei!
Alice ebbe un’idea luminosa e domandò: È per questo forse che vi sono tante tazze apparecchiate?
— Per questo — rispose il Cappellaio — è sempre l’ora del tè, e non abbiamo mai tempo di risciacquare le tazze negl’intervalli.

Lewis Carroll – Alice nel Paese delle Meraviglie

Paola
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MATTEO ORIANI

Di lui dice: “Amo disegnare archi di curve sulla neve e preparare cibi appetitosi in cucina”. La cosa che gli riesce meglio però è fotografare.
Matteo Oriani interpreta il tempo attraverso gli oggetti. Di tutti i tipi e misure: dai diamanti alle scarpe alle case. La sua macchina fotografica racconta la vita in immagini, e la racconta meravigliosamente bene.
Da vent’anni il suo nome è inseparabile da quello di Raffaele Origone. Insieme formano una sorta di Odd Couple, la strana coppia della fotografia italiana (OrianiOrigone)
“Abbiamo iniziato a lavorare insieme perché in due potevamo mettere insieme un’attrezzatura fotografica decente – dicono – Abbiamo unito due cervelli, ma anche due luci, due obbiettivi e due apparecchi fotografici. La prima foto commissionata, un paio di scarpe, finì, chissà come, pubblicata su un importante annuario internazionale”. E ancora: “Nel nostro studio sui Navigli a Milano, abbiamo accolto il progresso per poter ammaestrare la tecnologia digitale con l’ingegnosità di chi ha conosciuto i meccanismi aleatori dell’era della pellicola. Oggi, la nostra lunga esperienza, ci permette di usare l’improvvisazione come metodologia scientifica”.
Cosa resterà degli Anni Duemila? Le loro foto, senza dubbio.

E ora la parola a Matteo!
continua…

Paola
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Ballata delle donne

Dopo la retorica melensa sull’8 marzo, e il gran dibattito sull’ultima spiaggia delle quote in Parlamento, scambiate per modello di moderna emancipazione, Sanguineti mi serve da detox.

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.
Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

EDOARDO SANGUINETI – BALLATA DELLE DONNE

Paola
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#nonnenasconopiu’

Ovvero: Monica Vitti &co vs Sabrina Ferilli

Sì, d’accordo, siamo contenti, l’orgoglio campanilistico è stato largamente soddisfatto.
Va bene per l’Oscar, va bene per la rinascita del cinema italiano (ritornello istituzional-politico diventato indigesto nel giro di una settimana).
Ma in tutta questa storia c’è pure una Grande Vuotezza: di attori italiani simbolo di un’era e di un paese, di qualcuno che vada oltre er cinema de Roma, di icone esportabili. Di miti.

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Paola
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NUCCIO ORDINE

Nuccio Ordine è un eretico post moderno.
In un mondo in cui l’utilitarismo è religione dominante, in cui è utile solo ciò che produce valore economico, lui professa l’utilità dell’inutile, rispolverando parole come gratuito e disinteressato.
Un tema rivoluzionario, audace, come le cravatte rosso scarlatto che è solito indossare – tranne che per l’occasione dello scatto qui sopra, il bel ritratto di Pierre Morel, – un pensiero fortissimamente contro, eppure travolgente: il suo libro (copertina rossa anche quello) L’Utilità dell’Inutile (Bompiani, 2013) è alla nona edizione in Italia, al terzo posto tra i più letti in Spagna e sta per essere tradotto in undici lingue.
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Paola
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CHIARA PERGOLESI

CHIARA

Un contratto a tempo indeterminato e una carriera avviata come project manager all’interno di una grande distribuzione cinematografica. Sei anni nel cinema, dopo una laurea e un master a pieni voti. Poi, complice l’amore, variante fondamentale per determinare cambiamenti di vita e di professione, Chiara Pergolesi ha cambiato città e ha deciso di mettersi in proprio: ha messo in gioco le sue competenze per realizzare un progetto che sognava da anni.
Oggi è a capo di Altelier, portale indipendente nato per dare spazio a giovani talenti che vogliano condividere la loro sperimentazione nel design, nella fotografia e nella scrittura. “L’obiettivo è far conoscere quell’universo di creazioni, sartoriali e manuali, frutto di studio e ricerca stilistica, che non hanno in Italia la giusta visibilità”, dice.
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Paola
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Mario

MARIO

C’è una nuova generazione di filosofi accomunati da una forte responsabilità sociale. Scrivono, dibattono, prendono posizione su temi di grande attualità, dimostrando che la filosofia non è il contemplare che primeggia sul fare, o un hobby da coltivare al chiuso di una torre d’avorio. Ma può essere mestiere, azione, dimensione pubblica, strumento d’impegno.
Mario Carparelli è tra i più giovani – e attivi – filosofi italiani. “Giovane per l’Italia, altrove sarei già un senior”, sorride.
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Paola
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why?

micio

M’immagino la scena.
Padrona di quadrupede con in braccio quadrupede
entra in negozio d’abbigliamento per quadrupedi.
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Paola
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le cose che non invecchiano

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In questi pomeriggi di riposo costretto, causa influenza, ho rivisto una serie di classici americani.
Caccia al ladro, 1955, regia di Alfred Hitchcock, resta tra i miei preferiti.
Conoscendo a memoria la trama, le battute di Grace Kelly e i suoi cambi d’abito, il numero di vedute dall’alto della Costa Azzurra, il tempo e la scena precisa in cui Hitchcock fa la sua muta comparsa, mi sono soffermata su un altro dettaglio:
le righe senza tempo di Cary Grant.

(Edith Head, la costumista, vincitrice di 8 premi Oscar – Vacanze Romane e Sabrina sono altri due tra i tanti film in cui ha lasciato il segno – è la donna che ha rastrellato in assoluto più statuette in tutta la storia del cinema).

Paola
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i calzini

Alto, elegante, l’aria simpatica e l’eloquio veloce.
Mi sembrava di averlo già visto,
ma non riuscivo a ricordare né dove né quando.
Fu nel momento in cui mi si sedette di fronte
e accavallò le gambe che mi fu tutto più chiaro.
Una calzetta blu, troppo corta per coprire il polpaccio,
faceva capolino dai pantaloni in grisaglia.
Alla vista di quella porzione di gamba, bianca e irsuta,
ebbi freddo, ma ricordai.
Era lui, sì. L’avevo già visto, ne ero certa.
Era uno di quegli uomini che a quarant’anni suonati
non hanno ancora imparato a scegliere le calze.
E in un attimo mi passò davanti
un carosello di orrori:
le calzette colorate, anche quando non hanno più
dodici anni da un ventennio,
i tubolari di spugna,
le calze bianche miodio.
Avrei avuto voglia di dirgli: alzati dai, stai in piedi che è meglio.
Ma non avrebbe capito.
E allora pensai ai doveri di una madre:
i figli maschi
autonomi presto,
ma con un ricco corredo di calze
lunghe
e scure
e in filo di Scozia.

Paola
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